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sabato 5 dicembre 2009

Obama si piega all`interesse nazionale e invia i soldati



Il presidente Obama ha finalmente deciso,dopo circa tre mesi di tentennamenti, d`inviare 30.000 soldati in Afghanistan.Il presidente americano ha impiegato molto tempo prima di decidere perche` sottoposto a due forze opposte.
Da una parte la base liberal del suo partito che desidera un ritiro da tutti i teatri di guerra dall`altra conservatori democratici moderati e generali che per ragioni di sicurezza nazionale ritengono assolutamente prioritario rimanere in Afghanistan.
Obama,coerentemente alle sue dichiarazioni e allla linea politica tenuta negli anni scorsi da senatore, avrebbe dovuto procedure al ritiro delle truppe ma questo era un`opzione del tutto inapplicabile.
Ha finito cosi` per annunciare l`invio dei soldati che sara` completato a 2010 inoltrato e allo stesso tempo il suo ritiro entro il 2011.
Questa decisione lo ha esposto ad attacchi sia da destra che da sinistra
L`ala radical pacifista del partito democratico che tanto peso ha avuto nell`elezione di Obama a presidente, soprattutto facendogli sconfiggere alle primarie la Clinton, ha infatti vissuto la scelta come un tradimento.
Il presidente che aveva promesso di porre fine alle guerre, di abbandonare lapolitica militarista imperialista di Bush junior, alla resa dei conti non solo non ha ritirato I soldati dall`Iraq ma ne aumenta il numero in Afghanistan.
Reazione molto simile si registra tra gli intellettuali e i divi di Hollywood da sempre incline al multiculturalismo al terzomondismo e al pacifismo a prescindere.Sarebbe divertente sapere anche il pensiero dei giurati che hanno attribuito ad Obama il premio nobel per la pace..sulla fiducia.
Infine ha deluso le aspettative dei generali che hanno aspettato tre mesi, durante i quali i soldati americani hanno subito le perdite piu` consistenti dal 2001, e alla fine hanno ottenuto diecimila soldati in meno rispetto al numero che chiedevano per poter attuare con efficacia il “surge”, sul modello iracheno.
John McCain ha parlato di “logica incoerenza” a proposito delle dichiarazioni di Barack Obama.
Inoltre ha insistito sul fatto che Obama come comandante in capo delle forze armate affermando di voler inviare le truppe e al contempo di voler ritirarle ha trasmesso un involontario incitamento ai talebani a tenere duro e contemporaneamente un pessimo messaggio sia alle sue truppe sia agli afghani che vogliono sostenere gli americani.
In effetti, questa dichiarazione,mina sul nascere le possibilita` di successo (gia` limitate, se si considera la storia afghana) del “surge”.Sara`ancora piu` difficile, infatti, per gli americani ottenere la collaborazione contro i talebani ed Al Queda, dal momento in cui gli afghani sanno che il presidente americano tra un anno ritirera` le sue truppe e i talebani ritornerrano a spadroneggiare.
Nel contempo se gli afghani non collaborano, i rischi per i soldati americani crescono esponenzialmente.
Tra i conservatori si sono registrati pero`anche commenti positivi.
Il Washington Post ha parlato chiaramente di un presidente che ha fatto sua la guerra afghana,mentre Norman Podhoretz ha riconosciuto al presidente la capacita` di andare contro la sua stessa ideologia per il bene del paese.
Personalmente ritengo,invece,piu` appropriata la posizione del Wall Street Journal che ha evidenziato come prima di sostenere che Obama abbia davvero cambiato idea sull`Afghanistan e senta sua questa guerra, e necessario cheegli anche dal punto di vista politico ponga il problema del terrorismo e della guerra in afghanistan al centro della suaagenda politica.
Finora, infatti, dopo aver vietato la definizione di guerra al terrorismo,ha sempre evitato di parlare di terroristi,preferendo la versione edulcorata di estremisti, e nei suoi discorsi parole come Afghanistan Iraq, terrorismo, islamismo sono tra le meno usate a simboleggiare una chiara scelta politica

Neoconservatore

lunedì 26 ottobre 2009

Piero, l`eroe che sacrifica tutto per amore e democrazia


In un Italia orwelliana eteordiretta dalla tv del grande satrapo Silvio Berlusconi, in cui gli eroi sono i protagonisti di X factor, dell`Isola dei Famosi, del Grande Fratello.
In un Italia in cui i giornali dell`opposizione cercano disperatamente, attraverso inchieste d`autore, di liberare le menti delle persone ottenebrate dalla propaganda televisiva del satrapo.
In un`Italia in cui le persone sono schiave di beceri istinti razzisti e sessisti, e non capiscono piu` l`azione salvifica dell`odio di classe, e` apparso un nuovo eroe: Piero Marazzo.
Come un vero eroe Marazzo ha sacrificato la sua famiglia, i suoi interessi personali,la sua carriera pur di donare amore a dei trans; persone ai margini della societa`che ha fatto sentire amate e piene di dignita`.
Lui non ha fatto come quel satrapo mafioso che ha trattato delle donne come degli oggetti.
Certo essendo di sinistra, lui avrebbe valorizzato il corpo e l`anima di eventuali prostitute o veline, le avrebbe fatte sentire persone, non oggetti.
Ma questo e` in grado di farlo chiunque appartiene alla sinistra ma, Marazzo non e` l`uomo medio della sinistra, lui e` un eroe.
Cosi` ha deciso di dare un segnale forte, ha scelto i trans per far capire quanto sia assurda e sorpassata la separazione tra uomo e donna, quanto sia assurdo sostenere che la donna e` creata per l`uomo e viceversa.
La separazione di genere, e` solo una prigione in cui le convenzioni dei bigotti, vogliono tenere le anime libere e democratiche.
Da questa vicenda emerge chiaramente che Marazzo e` un eroe “sociale” e politico.
Piero poteva dimettersi ma, in questo modo avrebbe costretto i contribuenti del Lazio, in un momento di crisi, a pagare per nuove elezioni che le truppe del satrapo avrebbero vinto.
Essendo un eroe consapevole Marazzo ha deciso di scongiurare il pericolo, nonostante sapesse che questo gli avrebbe provocato gli attacchi assassini dei sicari del dittatore.
Cosi` l`eroe democratico ha deciso di salvare la sua amata regione dal rischio del fascismo, garantendo alla compagine libera democratica e civile di organizzare le sue forze per la battaglia di Marzo.

Neoconservatore

martedì 23 giugno 2009

La rivolta iraniana e Obama presidente "tentenna"

Da oltre una settimana vanno avanti le proteste di piazza in Iran che, da qualche giorno sto` seguendo dall`America. Da questa part dell`oceano I due principali network,Fox e CNN hanno dato amplissima copertura alla vicenda, dedicandogli continuamente servizi e editoriali.
La questione iraniana ha assunto anche una notevole rilevanza politica con i repubblicani, costantemente all`attacco per l`imbarazzante chamberliana posizione assunta da Obama, che tradendo lo spirito americano, ha evitato di schierarsi apertamente contro il regime di Teheran.
Due sono le possibili soluzioni.
La prima e` che Obama confermando quello che, purtroppo, avevo sostenuto fin da prima della sua elezione e che lui ha supportato con i fatti e` il nuovo Carter.
Un pericoloso pseudo realista che, con una politica chamberliana di appeasement nei confronti delle peggiori dittature, mette in pericolo gli Stati Uniti e quindi l`intero occidente.A proposito, e` stato al quanto imbarazzante quando ha detto che la sua posizione sulla crisi iraniana e` dettata dalla volonta` di difndere gli interessi americani. In generale, considerando i primi mesi alla Casa Bianca, questa sembra la soluzione piu` probabile.Oltretutto Obama, da piccolo frequento` le moschee in Indonesia e sebbene dopo averlo dichiarato lo ha subito smentito( il tutto sulla Cbs), potrebbe essere musulmano.L`inchino con baciamano al re dell`Arabia Saudita, il discorso del Cairo sono perfettamente in linea con questa sua posizione.
Nonostante cio` la speranza e la logica mi porta a sostenere che questa volta Obama potrebbe aver scelto la strada giusta.Un`aperto sostegno degli Stati Uniti ai rivoltosi favorirebbe la propaganda di regime, che ne approfitterebbe per presentarli come burattini in mano a sionisti e americani.
Al contrario una posizione di “ basso profilo”, a cui corrisponde sostegno occulto ai rivoltosi con denaro armi e possibilemte rifugi sicuri sarebbe veramente cio` che potrebbe fare la differenza.Questo in realta` dovrebbe essere fatto da tutti i servizi segreti occidentali, insieme all`invite ai media a coprire incessantemente gli eventi rilanciando le notizie e I video che sono in rete.
In definitiva propendo per questa seconda posizione dell`amministrazione Obama, perche` sinceramente non penso che la maggioranza dei membri del gabinetto presidenziale, la difesa e il dipartimento di stato accettano di restare passive e non cerchino di approfittare di una di un`opportunita` storica.
Infine questi mesi dimostrano, come la politica di Bush fosse tutt`altro che sbagliata.Se in Iran vi e` una rivolta non e` certo per la posizione tenuta negli anni passati dagli europei e negli scorsi mesi da Obama.
La linea dura della precedente amministrazione americana ha, infatti, favorito la crisi economica in Iran e le infiltrazioni propagandistiche e “imperialiste” bushiane hanno contribuito a far sbocciare il desiderio di liberta` nei giovani iraniani.