
sabato 5 dicembre 2009
Berlusconi la mafia e i media giudici

lunedì 30 novembre 2009
E` giusto salvare Shalit Gilad a qualsiasi costo?

I quattro sono alcuni tra i principali responsabili del bagno di sangue che avvenne in Israele tra il 200o e il 2003, in seguito a una lunga serie di attentati suicida.
Nello specifico, Hamad leader dell`ala armata di Hamas a Ramallah e` in carcere, perche` nel 2004 uccise una donna israeliana incinta di otto mesi e I suoi 4 figli di 11, 9, 7 e 2 anni.
Abdullah Barghouti,figlio di Marwan Barghouti,e` lo stratega che preparo` le cinture esplosive usate dai terroristi suicida per provocare almeno 4 stragi tra il 2000 e il 2003.
Abbas Asayeb organizzo` l`attentato suicida al Park Hotel di Netanya che costo` la vita a 29 persone.
Ahmed Sa'adat, l`unico non appartenente ad Hamas, e` il leader del fronte per la liberazione della Palestina, ed e` in carcere per aver assassinato nel 2001 Rehavam Ze'evi, ex ministro al turismo.
Inevitabilmente l`eventualita` di un loro rilascio preoccupa e divide l`opinione publica israeliana.
Una e` soprattutto di natura “morale” in quanto rilasciare questi terroristi significa infliggere una nuova ferita alle persone vittime degli attentati o che in essi hanno perso dei cari.
L`altra riguarda la sicurezza d`Israele. Legittimamente, infatti, ci si chiede se rilasciare questi strateghi del terrore non comporti la possibilita` dello scoppio di una terza intifada,(secondo alcuni commentatori gia` pronta a scoppiare a causa della lotta di potere tra Hamas e Al Fatah) con una nuova raffica di attacchi terroristici in tutto Israele.
Inoltre, l`accettazione dello scambio sara` presentata da Hamas come una vittoria,cosa questa che ne` favorira` l`espansione della sua influenza nella societa` palestinese.
Infine l`accordo potrebbe spingere i terroristi a compiere ulteriori rapimenti di soldati e cittadini israeliani.
In una qualsiasi altra democrazia la questione, molto probabilmente, non si sarebbe nemmeno posta perche` in una situazione normale nessun stato cederebbe ad un simile ricatto.
Uno stato, una societa` in tali condizioni, non puo` fare a meno della coesione del suo esercito e tantomeno puo`rischiare che si diffonda la convinzione che i soldati vivi o morti possano essere lasciati nelle mani del nemico.
Molto probabilmente, la diffusione di questa concezione, sarebbe l`inizio della fine per lo stato d`Israele.
A questo aspetto ne va poi aggiunto anche un`altro di natura "filosofico-ontologica".
La contrapposizione tra Israele e l`islamismo sia esso espresso attraverso gruppi terroristici (Hamas Hezbollah), stati (Iran) e/o reti transnazionali (Fratelli Musulmani) e` soprattutto una contrapposizione tra due concezioni dell`uomo,della vita del mondo. Da una parte il movimento islamista che fonda, o sogna di realizzare, societa` chiuse basate sul terrore e sull`odio, dove alle persone viene instillato un valore che va contro la natura dell`uomo qual`e` l`amore per la morte.
Dall`altra una societa` aperta basata sull`amore per la vita, la tutela dei deboli, l`impegno a dare un futuro ai propri figli.
Israele, proprio perche` e`ben consapevole di cio` non puo` lasciare che i propri figli siano abbandonati agli islamisti, nemmeno quando questo comporta sacrifici incredibili.
Non puo` farlo nemmeno se, come ricorda oggi Pierluigi Battista sul Corriere, cio` comporta rilasciare in quasi trent`anni 7000 detenuti arabi molti dei quali implicati in atti di terrorismo per riavere "solo" 14 soldati o i loro resti.
sabato 28 novembre 2009
La Polonia equipara i due totalitarismi del secolo scorso

venerdì 20 novembre 2009
La poverta` influenza la qualita` del terrorismo non la quantita`

sabato 7 novembre 2009
La speranza di riavere la vera America

venerdì 6 novembre 2009
Berlusconi e una visione distorta degli interessi italiani
lunedì 5 ottobre 2009
Puo` il Pd sopravvivere senza Berlusconi?

Di conseguenza, si puo` considerare un successo che puo` servire a cementare momentaneamente un opposizione divisa e priva di un programma chiaro e definito; capace di trovare consenso e omogeneita` solamente in nome dell`antiberlusconismo.
Il Pd avrebbe dovuto essere il partito del rinnovamento italiano, della vera rottura con il mondo della prima repubblica e della guerra fredda.
Una compagine politica in cui confluivano gli uomini e quindi la storia e la cultura della vecchia sinistra democristiana e del partito comunista, con lo scopo di dar vita ad una sinistra moderna ed europea.
In realta`, questo partito moderno, europeo, post comunista finora non ha mai visto la luce.
I motivi possono essere molti ma, dal mio punto di vista, due sono quelli predominanti: la mancanza di una coraggiosa e anche dolorosa analisi del proprio passato storico, un`interpretazione giacobina della lotta politica.
Con la fine della guerra fredda, in tutti i paesi dell`Europa, seppur con modalita` diverse, i partiti comunisti hanno fatto i conti con la loro storia, hanno affrontato e discusso del loro legame con il totalitarismo sovietico, della loro connivenza con un regime oppressivo e liberticida.
Questo pur provocando sul breve periodo scissioni e perdita di consenso, ha permesso a molti di loro di ridefinirsi come partiti di sinistra realmente psot comunisti.
In Italia, la sinistra comunista, paradossalmente, proprio con la sconfitta del comunismo ha avuto finalmente la possibilita` di andare al potere a livello nazionale.
E` stato sufficente un “maquillage” simbolico e dialettico e, sull`onda lunga di “mani pulite”, la sinistra comunista divenne il “nuovo” divenne automaticamente un moderno partito post guerra fredda.
Quella congiuntura storica ha fatto si che la sinistra italiana, non solo abbia evitato accuratamente di analizzare il proprio passato, i propri errori ed orrori ma abbia finito per esaltare il proprio percorso storico.
In questo modo pero`, i vari partiti post comunisti, non hanno mai avuto una reale credibilita` soprattutto dal momento in cui hanno deciso di ergersi a censori del vizio e a protettori della pubblica Virtu`.
Obbiettivi, secondo loro perseguibili, esclusivamente, attraverso l`eliminazione politica dell`avversario responsabile della degenerazione sociale e civile: Berlusconi.
I recenti comportamenti del premier sono oggettivamente alquanto discutibili, pero`, la sua demonizzazione e` un processo che la sinistra ha iniziato nel lontano 1994.
Fin dalla meta degli anni novanta la sinistra, soprattutto quella cosiddetta moderata, invece di criticare il premier per le scelte politiche sbagliate ha promosso una campagna di critica aprioristica su qualsiasi atteggiamento e politica promossa da Berlusconi.
Questo antiberlusconismo e` stato portato avanti con tale veemenza e sollecitudine, soprattutto dagli intellettuali, che e` diventato una sorta di “passaporto” senza il quale non si ha diritto ad entrare nella sinistra.
Tale atteggiamento pero` ha comportato, per motivi opposti, gravi conseguenze per la stessa sinistra.
Infatti, questa campagna moralistica e censoria non ha ottenuto consensi tra i moderati ma, nel contempo, ha “fondamentalizzato” la base elettorale del partito.
I moderati non hanno gradito una visione politica incentrata sulla demonizzazione dell`avversario e, allo stesso tempo, hanno considerato poco credibili soggetti politici che svolgono la funzione di censori morali pur non avendo mai rinnegato una politica di sostegno e di dipendenza economica e politica da una potenza totalitaria responsabile di milioni di morti.
Gli elettori di sinistra, invece, hanno condiviso fortemente l`interpretazione dei loro leader e dei loro giornali, secondo cui l`illegalita` diffusa, l`immoralita`, la mancata coesione sociale sono estranei alla loro parte politica , e sono esclusivamente il frutto dell`esistenza di Silvio Berlusconi che, attraverso il suo immenso potere priva gli italiani della capacita` di ragionare, ossia di votare sinistra.
Con quindici anni di questa politica la sinistra moderata e` diventata vittima di se stessa.Come ha dimostrato la fallimentare esperienza veltroniana, infatti, la base non accetta assolutamente una rottura neppure parziale con l`antiberlusconismo, ritenuto non sufficente ma necessario e imprescindibile.
Oltretutto, proprio nel momento in cui con Veltroni cercava timidamente di abbandonare l`antiberlusconismo, il Pd si alleava con Di Pietro, novello Saint Just, che faceva dell`antiberlusconismo l`essenza del suo programma .
La conseguenza di questa strategia contraddittoria e` stata una sonora sconfitta alle elezioni politiche, con il popolo di sinistra che ha premiato l`unico che portava avanti senza se e senza ma l`antiberlusconismo.
Cosi`, al Pd non e` rimasto che correre ai ripari, cercando di riappropriarsi del ruolo di partito inquisitore, purificatore dei vizi degli italiani.
Speriamo che nei prossimi anni gli intellettuali e i politici di sinistra capiscano che l`assioma persone intelligenti libere ed oneste votano inevitabilmente sinistra e tale solo per loro che credono ancora nella superiorita` morale ed intellettuale della sinistra.
Speriamo che capiscano che senza aver fatto i conti con il loro passato, e senza avere un comportamento coerente, non sono credibili come censori del vizio, risultano semplicemente ipocriti.
Speriamo che cio` succeda per il bene di questo paese, bisognoso di una sinistra moderna laica ed occidentale.
giovedì 1 ottobre 2009
Odifreddi la superiorita` biologica della sinistra e il revisionismo su Olocausto e stalinismo

Alcuni giorni fa, il professor Odifreddi ha rifiutato il premio "Giuseppe Peano" per il miglior libro di divulgazione scientifica.
Odifreddi ha giustificato orgogliosamente il suorifiuto,sostenendo che non accetta di essere iscritto nello stesso albo con una persona come Giorgio Israel oltranzista sionista e collaboratore del governo e del sito d'informazione online Informazione Corretta
I giornali di sinistra,nonostante dedichino, ininterottamente, editoriali e articoli sia al rischio che la nostra societa`si trasformi in una societa` intollerante nei confronti di chi non la pensa come noi, sia al rischio che il governo voglia imporre il pensiero unico, hanno completamente ignorato la questione.
Saputa la notizia sul Il Foglio, sono andato sul sito di Odifreddi e ho trovato alcune interessanti interpretazioni del professore. Ho scoperto che, da ignorante e cretino, (cristiano per Odifreddi significa cretino), ritenevo la matematica una materia scolastica e una scienza, invece e` l`unica religione possibile.
In realta,` pero`, cio` che mi ha veramente colpito e` il revisionismo storico che Odifreddi attua nei confronti del nazismo e delllo stalinismo nonche` l`uso alquanto discutibile di teorie poliche e filosofiche per dimostrare la superiorita` strutturale e morale del comunismo sul capitalismo.
A proposito di democrazia e dittatura (tratto da Capitalismo e comunismo, da che parte sta` la scienza) scrive:
"Esistono naturalmente diversi modi di elezione di un parlamento, di cui il piu` diffuso e` la scelta a maggioranza fra diverse alternative.Nel 1785 il Marchese di Condorcet scopri` che questo sistema e` paradossale{...]Nel 1951 Kenneth Arrow dimostro` un teorema secondo cui esiste oltanto un sistema di votazioni che soddisfi le seguenti proprieta`:
liberta` individuale ( i votanti possono votare per i candidati che preferiscono);
dipendenza dal voto( il risultato delle votazioni e` determinato solo dai voti espressi):
monotonicita`(se un candidato vince prendendo un certo numero di voti, continua a vincere se ne prende di piu`).
Per quanto cio` possa essere sorprendente,questo solo sistema e` la dittatura."
Odifreddi termina la usa dissertazione sostenendo che poiche` questo teorema(non teoria ma, teorema) si applica a qualsiasi tipo di votazione, esso getta un`ombra sinistra sui sistemi politici "sedicenti democratici"
Leggendo questa dimostrazione logica sulla superiorita` della dittatura rispetto alla democrazia, potrebbero venire alcuni dubbi sul concetto di democraticita` che ha il prof.Odifreddi.
Dubbi che egli stesso, consente di diradare attraverso la virtuale intervista ad Hitler "sanguinario vegetariano" che avviene "mentre sessant'anni dopo, nel mondo si sta organizzando un Quarto Reich che va dagli Stati Uniti al Mediterraneo".
Iniziamo con Stalin, padre buono della Patria e vittima delle macchinazioni propagandistiche dell`occidente.
"Non crede che ci siano motivazioni oggettive, oltre alla sconfitta? Stalin la guerra l'ha vinta, eppure anche il suo nome è diventato sinonimo del male.
Milioni di persone non l'hanno pensata così, su Stalin, prima e dopo la guerra: quanti russi hanno pianto, quando è morto? Temo che lei non sappia molto nè dello stalinismo, nè del nazismo, a parte ciò che le ammanniscono i Ministeri della Propaganda, del suo paese e di quello che lo comanda".
Proseguiamo con il revisionismo storico sull`olocausto che, in fin dei conti, non ha impedito a milioni di ebrei di diffondersi nel mondo e ha insegnato agli ebrei come si devono trattare le minoranze:
"Non vorrà negare, però, che il nazismo si è macchiato di crimini contro l'umanità mai visti prima.
Ah, sì? E quali?
Anzitutto, lo sterminio di sei milioni di ebrei.
Non dica cretinate. Il mio modello per la soluzione del problema ebraico è stato il modo in cui gli Stati Uniti avevano risolto l'analogo problema indiano: un genocidio sistematico e scientifico dei diciotto milioni di nativi che vivevano nell'America del Nord. Quanti indiani rimangono negli Stati Uniti, oggi? Qualche centinaio, mantenuti in riserve come i bisonti. E quanti ebrei rimangono invece, al mondo? Milioni, e hanno addirittura uno stato tutto per loro: il quale, tra l'altro, sta mostrando di aver imparato la nostra lezione sul come trattare le minoranze etniche".
Non poteva ovviamente mancare la chiesa cattolica fonte d`ispirazione per il nazismo:
"La Chiesa non la pensa certo così!
Ma se, da quando Rolf Hochhuth ha rotto l'incantesimo con Il vicario nel 1963, non si fa che parlare del silenzio di Pio XII nei confronti di quello che voi chiamate Olocausto! E poi, lei non ha certo letto il mio Mein Kampf, che immagino non sia facile da trovare nelle vostre librerie: se l'avesse fatto, ricorderebbe però che il progetto per il trionfo del nazismo era modellato sulla tenace adesione ai dogmi e sulla fanatica intolleranza che hanno caratterizzato il passato della Chiesa cattolica".
Finiamo infine con l`America, peggiore dei nazisti durante la II Guerra Mondiale e ora fautrice di un Quarto Reich appoggiata dai "nuovi Goebbels come Zeffirelli,Spielberg e Berlusconi".
"In ogni caso, basterebbe a condannarvi il disprezzo per la vita umana di civili innocenti che avete dimostrato durante la guerra.
Questa la vada a raccontare agli abitanti di Amburgo e di Dresda, sui quali avete riversato le "tempeste di fuoco'' che ne hanno ucciso un milione. O a quelli di Hiroshima e Nagasaki, trecentomila dei quali sono stati inceneriti da due bombe atomiche: nessuna propaganda può cancellare il fatto che i "cattivi'' nazisti non hanno costruito queste armi di distruzione di massa, mentre i "buoni'' Stati Uniti le hanno non solo costruite, ma usate!
Di questo passo, arriverà a dire che gli Stati Uniti furono anche un paese nazista!
Gli Stati Uniti non possono aver seguito il nazismo, perchè l'hanno preceduto e ispirato. In fondo, volevamo entrambi una cosa sola: come cantavano le mie SS, Morgen die ganze Welt. Purtroppo il mondo era quasi tutto nelle mani delle potenze coloniali, e bisognava toglierglielo con la forza. Il "male'' di cui ci hanno accusati era tutto qui: voler fare a loro ciò che essi avevano fatto ad altri. Noi abbiamo fallito, ma gli Stati Uniti stanno portando a termine quello che era il nostro vero progetto: il dominio globale (militare, politico ed economico) del pianeta.
E' questa, dunque, l'eredità del nazismo?
L'ha già dichiarato Otto Dietrich zur Linde, il giorno prima della sua esecuzione, nell'intervista rilasciata all'argentino Borges, poi pubblicata col titolo Deutsches Requiem: il nazismo era un'ideologia così ben congegnata, che l'unico modo per sconfiggerla era di abbracciarla. Noi volevamo che la violenza dominasse il mondo, e il nostro scopo è stato pienamente raggiunto. Non abbiamo vissuto e non siamo morti invano".
Voglio finire questa breve esposizione del pensiero di Odifreddi ritornando al suo articolo su comunismo e capitalismo, per evidenziare la superiorita` biologica dei marxisti rispetto alle altre persone:
"Le ricerche di Roger Sperry sulla struttura cerebrale,per le quali egli ha ottenuto il premio Nobel per la medicina nel 1981, hanno mostrato che le attivita` dei due emisferi sono complementari e differenziate:l`emisfero sinistro e` preposto al pensiero astratto e alle attivita` di comunicazione, di scrittura e di ccalcolo; quello destro e` muto, e preposto alle attivita` percettive e di riconoscimento.
La lateralizzazione del cervello e` dunque coinvolta nela determinazione del comportamento a livello neuronale, in modo taleda riflettere le tendenze politiche: gli individuidi sinistra saranno piu` razionali e scientifici,quelli di destra piu` istintivi ed artistici.Se la ragione e` la qualita` che distingue l`uomo dagli animali, si puo` pensare che sistemi di organizzazione della societa` basati su di essa( il marxismo) siano piu` in sintonia con lo sviluppo biologico di quelli basati invece sull`istinto(il capitalismo)".
Voglio solo concludere, sottolineando che una simile persona e` stata insignita della medaglia all`Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Neoconservatore
sabato 26 settembre 2009
La persecuzione del regime fascista nei confronti dei cristiani evangelici

Cosa era successo durante gli anni trascorsi? In generale la repressione fascista conobbe fasi alterne in cui a picchi di violenza si alternavano periodi di relativa quiete: tale alternarsi era chiaramente scandito dalla concomitanza di vicende storiche.
Già dal 1926 s’introducevano nel locale di via Adige delle spie inviate dal Ministero dell’Interno, e non solo, medici, psichiatri e specialisti d’ogni genere sotto mentite spoglie di simpatizzanti presenziavano alle riunioni. Intenzione del regime era di documentare la follia delle manifestazioni pentecostali, reputate perniciose per la società e dunque da mettere al bando quanto prima.
Secondo tali relazioni i culti non erano altro che manifestazioni morbose, che si manifestavano in soggetti facilmente suggestionabili, in quanto di bassa levatura culturale. Lo stabilito a tavolino emerge chiaramente nella banale e goffa ripetitività dei contenuti, persino negli aggettivi dei rapporti, seppur redatti da diversi inviati. La lettura di quelle pagine non può far altro che suscitare incredulità, varrà la pena citarne qualche stralcio ricavato dalle numerosissime pagine: “Si adunano tre volte alla settimana i così detti “Pentecostieri”... negli istanti più salienti dell’invocazione gli astanti si univano al declamante con altre grida e gesta, gettandosi in ginocchio bruscamente, percotendosi il petto, singhiozzando, gridando con moti che qualche volta avevano dell’impressionante... tutte quelle manifestazioni vadano ascritte a fatto di suggestione collettiva in soggetti nevropatici isterici epilettoidi... quello spettacolo secondo il mio giudizio è assolutamente dannoso alla salute influendo enormemente sull’equilibrio psichico delle loro facoltà. Ed ancora: “il nuovo culto… dà libero sfogo alle manifestazioni psicomotorie di un intensa esaltazione mistica... può favorire lo sviluppo di psicosi coatte… si sono ripetute le solite scene d’impressionante fanatismo... se vi fosse stato presente un medico alienista non avrebbe certo esitato a prendere in cura molti dei presenti”. Le puntuali descrizioni sono costellate di feroce sprezzo per i fedeli, definiti: “fanatici ed ignoranti... sgrammaticati... incredibilmente imbevuti delle loro teorie… di condizione generalmente inferiore alla media”.
La storiografia nostrana ha purtroppo sorvolato velocemente sull’antisemitismo e sul razzismo postulati anche in Italia. Anni più tardi, sotto il patrocinio del Ministero della Cultura popolare, venne pubblicata la rivista “La difesa della razza”, autentico compendio delle astrazioni razziste di alcuni studiosi. In queste pagine viene delineata la pura razza Italica, di fatto era ormai sancita l’esistenza delle razze, caratterizzate da precisi tratti somatici, psichici, morali e addirittura, secondo una scuola, spirituali.
Come dunque poteva essere tollerata la presenza dei “tremolanti” nella città di Roma, ovvero nella culla di tutta la simbologia fascista? La conseguenza logica fu la famigerata circolare Buffarini-Guidi del 9 Aprile 1935 con la quale si metteva al bando il culto pentecostale “essendo risultato - citiamo testualmente la nota - che esso si estrinseca in pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza”. Il primo effetto di questo promulgamento fu la revoca della nomina concessa al ministro Strappaveccia; nello stesso mese di Aprile il locale venne sigillato della regia questura, e, va sottolineato, veniva allo stesso modo vietata ogni forma di assemblea pentecostale anche in privato. Era l’ora più buia. I nostri fratelli vennero ripetutamente denunciati, il più delle volte arrestati e condotti in questura, poi condotti in carcere per essere ammoniti o condannati al confino politico. Trattati alla stregua di veri criminali, i pentecostali erano segnalati ed identificati.
Fra i casi più cruenti ricordiamo quello del fratello Fidardo de Simoni, trucidato nelle Fosse Ardeatine perché reo di aver ospitato un prigioniero statunitense. Debita citazione va fatta anche del fratello Ivo Nardi, originario di San Ginesio (MC) e poi trasferito a Roma, assegnato prima al confino di polizia e poi messo letteralmente a marcire in una cella, seppur malato, dove morirà cinque anni dopo all’età di 36 anni. L’accanimento contro il Nardi era particolarmente violento per l’opera di evangelizzazione che questo “fanatico santone” esercitava instancabilmente e che lo rendeva inviso al clero locale. Gli venne contestato il reato di aver offeso il re ed Imperatore. Non venne esaudita nemmeno l’innocente richiesta di poter tenere corrispondenza con il cognato.
Atri pentecostali vennero letteralmente presi di mira e furono oggetto di ripetute vessazioni. Quirino Pizzini, pentecostale e per di più italo-americano, vide la sua casa in via Foscolo più volte messa a soqquadro nel cuore della notte dagli squadristi; venne malmenato pubblicamente allorché si rifiutava di salutare il gagliardetto Fascista. “Adora Iddio tuo, e a lui solo rendi il culto” rispondeva a chi gli intimava di piegarsi. A seguito delle reiterate percosse subite il nostro fratello ebbe gravi conseguenze di salute. Non va taciuto nemmeno il caso di Ernesto di Biagio, arrestato mentre presiedeva un culto, scontò settantadue giorni di carcere e venne in seguito riportato al suo paese natale, Sonnino, incatenato come un malfattore e posto sopra un carro al fine di darne pubblico spettacolo.
Dunque dal 1936 al 1944 le riunioni pentecostali si tennero clandestinamente presso la casa dei fedeli i quali, al fine di non essere sorpresi dalla macchina dell’OVRA, seguivano una vera e propria procedura per non essere scoperti. Si raggiungeva la casa stabilita con atteggiamento del tutto discreto, ci si avvicinava in coppia, con la Bibbia debitamente nascosta, a sufficiente distanza dall’altra coppia che precedeva. Durante la riunione i cantici erano bisbigliati, mentre i credenti a turno rimanevano in piedi vicino alla porta per vigilare. Le incursioni della polizia vennero qualche volta vanificate grazie ad un avvertimento provvidenziale, però, il più delle volte, i credenti venivano colti in flagrante e arrestati. Gli uomini della polizia fascista erano in grado di scovare i pentecostali ovunque, anche nelle campagne più lontane dai centri abitati, soprattutto grazie all’aiuto fornitogli da donne e uomini prezzolati che fingevano interesse per il Vangelo ma che in realtà raccoglievano informazioni sui luoghi di incontro per riferire tutto alla questura.
Le rappresaglie erano ancora più cruente in concomitanza con le fasi cruciali della guerra, come ad esempio lo sbarco degli alleati. Avvenne che il 6 Giugno 1943, in due diverse abitazioni, la polizia sorprese quarantuno credenti in seguito ad una soffiata di una delatrice, di questo episodio la lucida testimonianza di Emma Roma, rilasciata al programma “Protestantesimo” del 1983, in cui racconta dell’arresto subito durante una riunione tenuta in casa sua in via Alessandro Cialdi 28. “Sentii bussare la porta, e mi fu minacciato che, se non avessi aperto, avrebbero sfondato la porta. Mi dissero che quello che stavamo facendo era vietato,.poco dopo fummo arrestati e condotti in questura”. Ventisei di questi fratelli furono detenuti a Regina Coeli per ventitré giorni, gli altri quindici ammoniti ed alcuni di loro condannati al confino di polizia per tre o cinque anni, fra i quali Luigi Arcangeli, Giuseppe Gorietti, Teresa Rastelli Nigido e Pietro Remoli. Quest’ultima pena inflitta non fu mai scontata dato che il 25 luglio 1943 cadde il fascismo. L’Italia fascista aveva perso la guerra anche con il più innocuo dei nemici: il popolo pentecostale. “La gioia, l’allegrezza fu grande - racconta il fratello Salvatore Gemelli nella sua autobiografia - non si può descrivere… dopo nove anni di persecuzione e di privazioni, finalmente fummo liberi di professare la nostra fede, a Dio sia tutta la Gloria”.
Neoconservatore
giovedì 24 settembre 2009
La fine del secolo americano

Il crollo dell`Urss che solo dieci anni prima aveva raggiunto l`apice della sua influenza nel mondo, non implicava "solamente" la fine della guerra fredda (definizione al quanto impropria,se si pensa a tutte le guerre combattute “per procura” nei paesi del terzo mondo),con il rischio che un giorno potesse scoppiare una Guerra nucleare.
La caduta dell`Unione Sovietica, aveva un significato molto piu` ampio. Era il trionfo della democrazia sul totalitarismo, dell`economia di mercato sull` economia comunista, della liberta` sulla paura. Questo inevitabilmente provoco` grande euforia negli Stati Uniti,sentimento ben espresso dal libro di Francis Fukuyama: "La Fine della Storia".
Nel libro si sosteneva che si era chiusa per sempre un`epoca storica, e da quel momento gli Stati Uniti avrebbero avuto la possibilita` di cogliere i frutti della loro vittoria, attraverso la diffusione dei propri valori nel mondo.
Da allora, per quasi due decenni, storici e giornalisti hanno discussso e scritto, dell`America come unica superpotenza, del XXI secolo come del secolo americano.
Dopo il discorso di Barack Obama, alle Nazioni Unite, si puo` sicuramente affermare che, se mai il XXI secolo e` stato il secolo Americano, esso e`gia` finito.
Obama, ha presentato come aspetti fondamentali della sua agenda politica il disarmo nucleare e convenzionale, la pace, il clima, l`economia ed ha espressamente affermato l`impotenza degli Stati Uniti ad affrontare e risolvere questi problemi da soli.
La rottura rispetto, non solo alla precedente amministrazione, ma anche nei confronti di buona parte della politica storicamente portata avanti dalle amministrazioni americane e` evidente.
Barack Obama, infatti, ponendo come prerogative assolute il disarmo e il clima sembra definire la sua agenda maggiormente sulla base del “sentire” europeo e mondiale rispetto a quello americano.
Inoltre, e questa e` la rottura storica con la politica estera Americana, il presidente ha chiaramente manifestato l`intenzione di collaborare con qualsiasi potenza mondiale o regionale, indipendentemente, dal loro tipo di governo.
Durante la propria storia, quantomeno a livello di principio, gli Stati Uniti hanno, sempre esaltato liberta` e democrazia. Perfino durante gli anni 70 quando sulla base di un realismo anticomunista sostennero, delle dittature militari, i presidenti americani, dal punto di vista teorico dottrinale, mai misero in dubbio la superiorita` della democrazia sulla dittatura e mai posero sullo stesso piano regimi democratici e dittatoriali.
Ieri Obama lo ha fatto. Il presidente ha, infatti, espresso la volonta` di collaborare con qualsiasi paese indipendentemente dal fatto che sia una democrazia o una dittatura, ed ha, perfino, presentato come una colpa l`insistenza degli Stati Uniti nel promuovere la democrazia. Le ripercussioni di questa concezione sono notevoli a livello mondiale sia per i popoli sia per gli stati.
Come scrisse due anni fa su Newsweek Nathan Sharansky, brillante intellettuale vittima del regime comunista, l`America indipendentemente da alcune politiche sbagliate portate avanti durante gli anni della Guerra fredda, e` sempre stata percepita e giustamente come il paese della liberta` dell`opportunita`.
E` sempre stata percepita come il paese che nonostante gli errori, guidava il mondo libero nella lotta contro il totalitarismo.
Per usare l`espressione biblica ripresa da Reagan, per tutti coloro che vivevano sotto dittature o totalitarismi l`America e` sempre stata la citta` illuminata sulla collina, il faro e la speranza.
Obama ieri ha fatto capire, che non bisogna piu` aspettarci questo dagli Stati Uniti.
Lo conferma anche la posizione che ha assunto sulla questione mediorientale.
Il presidente americano ha parlato di una necessita` di trattative senza precondizioni. In altre parole ha dato legittimita` alla posizione di Hamas: non e` necessario riconoscere il diritto all`esistenza dello stato d`Israele per iniziare delle trattative.
Inoltre ha espresso il suo dolore per la condizione in cui vivono i bambini israeliani e quelli palestinesi citando le condizioni proibitive in cui vivono rispettivamente a Sderot e a Gaza. Non ha pero` fatto il minimo accenno al fatto che i bambini israeliani vivono nel terrore, non a causa del proprio governo ma a causa delle organizzazioni terroristiche palestinesi (Hamas e Jihad) che usano la striscia come rampa di lancio missilistica.
Allo stesso tempo, non ha evidenziato come la striscia sia sotto il completo controllo di Hamas che ha imposto una condizione di terrore a chiunque non apaprtenga alla sua fazione e usa i finanziamenti che riceve da europa e paesi arabi per l`acquisto di armi e non per medicinali e cibo.
Obama, quando venne eletto, promise una politica estera che avrebbe portato pace e avrebbe attenuato l`antiamericanismo nel mondo. L`amminstrazione americana, per realizzare questo obbiettivo ha portato avanti una politica del compromesso, del dialogo senza precondizioni ma, dalle dittature come Iran Corea del Nord, Cuba, Russia, ha ottenuto esclusivamente degli attestati di stima e la disponibilita` a discutere per ottenere accordi su questioni secondarie.
Contemporaneamente, l`America ha reso alquanto tesi i rapporti con gli unici veri fedeli alleati che avesse: Israele e I paesi dell`Europa dell`Est.
Appare evidente,dopo dieci mesi, che la politica realista di Obama, in realta` risulta essere una politica idealistica ed illusoria,soprattutto nella convinzione che le dittatutre vogliano davvero trattare, foriera di ben poche soddisfazioni.
Neoconservatore
sabato 19 settembre 2009
I pregiudizi italiani, la fede e il consumismo americano

Sono pero` sufficenti per smentire alcuni dei tipici luoghi comuni italoeuropei, a proposito degli stati Uniti e dei suoi cittadini.
Il piu` famoso e` forse, quello sull`America patria del consumismo, del consumo senza limiti, espressionii di una societa` vuota dell`apparire fine a se stesso a cui invece farebbe da contraltare una maggiore oculatezza, e una maggiore ricchezza valoriale europea.
Indubbiamente, gli Stati Uniti sono la patria del consumismo, dei comfort, del benessere materiale ed in alcuni casi in questi campi si arriva a degli eccessi.
Mi chiedo, pero`, cosa ci sia concettualmente e praticamente di negativo nell`avere la macchina con tutti i comfort, o la casa superaccessoriata che permette di fare le stesse cose con meno fatica, piu` accuratamente ed in meno tempo.
Mi chiedo, cosa ci sia di negativo nel dare la possibilita` anche alle fasce economicamente piu` deboli, la possibilita` di avere alcuni benefici e comfort attraverso l`acquisto di prodotti tcnologicamente avanzati a prezzi decisamente inferiori rispetto a quelli italiani.
Penso che su questa critica alla societa` americana pesino tre importanti fattori.
Il primo e`la natura della borghesia italiana.
Una borghesia,per la maggior parte costituita da famiglie nobili riciclatesi borghesi, e da famiglie che vivono su rendite di posizioni garantitegli dalla connivenza con lo stato.
Il secondo fattore e` l`influenza predominante delle teorie marxiste nella formazione degli intellettuali(giornalisti o scrittori che siano), nonche` di molti coloro che appartengono alla borghesia italiana.
La combinazione di questi due fattori(origini della borghesia e concezioni marxiste) porta molti opinion makers a dimostrare una particolare attitudine verso i poveri.
I poveri, sono persone virtuose, vittime della societa`, bisognose di tutela, (non di aiuto di tutela) finche` restano tali ma diventano degli arrivisti, privi di scrupoli, privi di virtu` non appena escono dalla "classe proletaria", e godono sebbene in minima parte degli stessi benefici e comfort tipici dei borghesi e degli intellettuali.
L`ultimo fattore e` invece costituito dalla posizione della chiesa cattolica.
La chiesa cattolica, generalmente e prescindendo dai comportamenti reali di molti papi e cardinali e vescovi nei diversi periodi storici, ha sempre sostenuto dottrinalmente l`esaltazione della poverta` del sacrificio, fino ad arrivare a posizioni quasi pauperiste. Considerando che l`Italia e` ovviamente un paese cattolico, o quantomeno di cultura cattolica, questa concezione religiosa ha ovviamente avuto dei riflessi.
Qualcuno potrebbe obbiettare che cio` che viene messo sotto accusa, non e` la produzione di beni in se e il fatto che siano disponibili,quanto il loro sfrenato consumo.
In effetti gli americani, consumano tanto di tutto, ma bisogna chiederci anche perche`.
Vi e` un motivo filosofico, ed uno economico. Il motivo filosofico e che un americano generalmente e` individualista e ritiene di essere in grado da solo di decidere come utilizzare i suoi soldi e di stabilire cosa puo` o deve comprare senza che qualcun altro(una qualsiasi istituzione umana governativa o non) lo decida per lui.L`americano, inoltre fa della vita comoda e confortevole uno stile di vita.
Il motivo economico e` semplice: i beni sono di alto livello tecnologico e hanno prezzi relativamente bassi, tendenzialmente 1/3 di quelli italiani.
L`unica obiezione plausibile e` quella per cui il consumismo trasforma i beni in idoli, ed inaridisce gli animi umani.
In realta` tutta la societa` conservatrice americana smentisce questa tesi.Il fatto di avere il SUV con il cambio automatico , la casa con tutti gli eletrrodomestici e l`aria condizionata accesa 24 ore su 24, certo non li allontana dalla religione e da Dio.
Sicuramente non li porta ad essere meno cristiani, o li rende meno convinti nella loro battaglia contro l`aborto o l`eutanasia.O ancora, certamente non li rende meno interessati al destino della loro comunita`, o li allontana dal fare beneficenza e d aiutare gli altri.
Non e` un caso che i conservatori americani,siano i credenti del mondo occidentale maggiormente sono orgogliosi della loro fede
Nel contempo pero` il rischio d`idolatrare i beni c`e` e reale ma viene corso dai membri dell`altra America. L`America che spopola da noi, quella moderna e civile l`America liberals e radicals di cui Obama e` la massima espressione. Un`America che rinnega le proprie origini, i valori giudaico cristiani, che considera discriminatorio giurare sulla Bibbia, l`America dei senza Dio, l`America che manifesta per la salvezza di un ghiacciaio sulle Ande ma e` favorevole all`aborto a nascita parziale.
L`America dei fondamentalisti multiculturalisti politicamente corretti,che guarda alla societa` europea secolarizzata come ad un modello.
D`altra parte come disse il grande teologo luterano Karl Barth quando il cielo si svuota di Dio la terra si riempie di idoli.
Neoconservatore
domenica 5 luglio 2009
Un Che Guevara alla Casa Bianca
Un mondo senza armi nucleari è il sogno di Obama da quando aveva 22 anni e frequentava la Columbia University a New York, un sogno che si porta dietro a Mosca e al G8 a l'Aquila. Lo testimonia un articolo da lui allora scritto per Sundial, il giornale universitario, intitolato "Spezzare la mentalità della guerra". Nell’articolo, emerso qualche mese fa e analizzato ora dal New York Times, Obama propose l'eliminazione degli arsenali atomici di tutte le grandi potenze. «Discutere di possibilità di primo colpo o di secondo colpo nucleare fa comodo soltanto agli interessi militari industriali con i loro miliardi» scrisse il futuro presidente degli Stati Uniti. «Non dobbiamo accettare tale logica perversa ma realizzare un mondo migliore» aggiunse Obama, elogiando il movimento studentesco che chiedeva di congelare gli arsenali sovietico e americano, ma suggerendo che bisognava andare oltre, arrivare al disarmo atomico.martedì 23 giugno 2009
Limes: bugie e propaganda a favore degli Ayatollah
Premessa
In Iran, e più in generale nello sciismo e nell’Islam, non esiste nessun clero. Nelle civiltà e culture musulmane, il potere e i rapporti di forza si costituiscono in maniera orizzontale, e non verticale. Lo spazio, fisico e culturale, si sviluppa partendo da principi e prassi di “vicinanza” e “lontananza” dal centro, e fra un “fuori” e un “dentro”. L’Iran è il più antico Stato del Medio Oriente, e l’unico paese completamente indipendente della regione. L’Iran è da considerarsi, senza ombra di dubbio, la più avanzata democrazia in Medio Oriente. Questa democrazia è patrimonio condiviso degli iraniani. Se le cose non stessero in questi termini, non avremmo avuto delle elezioni; queste non avrebbero visto la partecipazione della netta maggioranza della popolazione iraniana; non ci sarebbe una pubblica accusa di brogli; non ci sarebbero stati dei feroci attacchi personali fra i candidati; non ci sarebbero dei vincitori e dei perdenti ufficiali; la polizia non avrebbe arrestato più di un centinaio di rappresentanti politici riformisti e il nome di questi rappresentati non sarebbe ben noto tanto alle forze dell’ordine che agli iraniani; alcuni di questi riformisti non sarebbero stati, quindi, rilasciati il giorno dopo il loro arresto; le forti divergenze fra i gruppi che si contendono il potere, e il futuro del paese, non si sarebbero spostate dalla televisione alle strade di Teheran, Tabriz, Rasht, Shiraz; a protestare non ci sarebbero ragazze fra i diciotto e i trent’anni e studenti universitari: la maggioranza numerica della popolazione della Repubblica islamica d’Iran.